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La tua dea te la devi guadagnare

01.08.2022

"Una bella scopata, e non mi mancherebbe nulla".

Mark finì il suo bicchiere e sorrise, accompagnato dalle risatine di approvazione dei suoi amici.

"È solo che Anne è frigida o qualcosa del genere. Io potrei scopare tutta la notte ma lei si alza sempre dopo il primo numero e va a fare qualcosa. Inutile parlare con lei".

"Anche con la mia", si unì Chris. "Le do le mie attenzioni, sono come una macchina per farla sentire che ha un vero maschio a casa, mentre lei non fa niente. Fissa il soffitto, emette qualche sospiro e poi basta. Mi divertirei di più in un bordello".

Si girò verso di me: "E tu, Carlo, perché sei zitto, a casa tua è diverso?".

Alzai lo sguardo: " Sì, è così. E ne sono felice".

Mark spalancò gli occhi: "Amico, sei fortunato. Racconta, come si fa?"

Sorrisi: "Non lo so. È solo che, anche quando ho voglia solo di scatenarmi, cerco di fare in modo che la cosa piaccia prima di tutto a Ela. Solo perché posso entrare ora, non significa che lo farò. Mi piace giocare, prolungare il momento prima di attaccare. Preferisco fare venire lei e preferibilmente più volte, prima di permettermi venire a me. Non voglio continuare a pensare di non sborrare troppo presto".

Guardavo il bicchiere e ricordai l'ultima volta che avevamo fatto l'amore.

Era ieri. Ela uscì dalla doccia avvolta in un asciugamano, con i capelli raccolti in cima alla testa e le gocce d'acqua ancora sulle spalle. Mentre mi passava accanto, mi pizzicò stuzzicandomi il sedere.

Mi voltai, ringhiando e mostrando i denti. Ela finse di avere paura e iniziò a correre verso la camera da letto. Le corsi dietro, la raggiunsi tra le porte, la afferrai, la tirai contro di me e le ringhiai all'orecchio:

"Ora ti avrò. Tutta. Non appena ti avrò liberato da queste sciocchezze bianche".

Ela sorrise, l'asciugamano atterrò sul pavimento e lei si girò. Era così radiosa e bella che le afferrai la nuca, iniziai a baciarla e mi diressi lentamente verso il letto con lei.

Spinsi delicatamente ed Ela finì nelle coperte. La baciai dappertutto, cercando di non tralasciare nulla. Si passò le mani tra i capelli, ridendo del fatto che le facevano il solletico. Quando feci scivolare le mie labbra nel suo grembo e assorbii il suo profumo, mi resi conto di nuovo di che bella femmina avevo in casa.

Baciai e leccai quella sua dolce protuberanza gonfia, accarezzando le sue piccole labbra sempre più umide con la bocca, esplorando ogni angolo e fessura finché Ela non cominciò a tremare come una foglia. Quando strinse le dita nel lenzuolo e iniziò a contorcersi dentro di lei, mi sentii un re.

Poi tirò la mia testa verso di sé: "Sei fantastico, ti amo così tanto!".
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Fece un movimento come se volesse scendere sul lenzuolo e prendermi in bocca, ma io non volevo che mi ricambiasse. Avevo voglia di continuare a dedicarle le mie attenzioni. Finché non fosse completamente esausta. Scoprire i limiti del suo piacere. Così la fermai.

Mi avvicinai al cassetto del comodino e tirai fuori i giocattoli. Le pupille di Ela si allargarono. Presi in mano le cinghie di raso e le legai entrambi i polsi alle sbarre alla testa del letto. Le feci l'occhiolino e mi misi un dito davanti alla bocca.

Poi mi versai un po' di gel al silicone nelle mani, mi misi a cavalcioni sulle sue ginocchia e cominciai a massaggiarle delicatamente i seni. Lei inarcò la schiena e grugnì. Mi presi del tempo. Mi avvicinai lentamente all'ombelico, passando per i fianchi. Mi spostai, le aprii le cosce e di nuovo, questa volta con le dita, visitai i suoi punti più sensibili.

Un dito, l'altro... Mi stesi accanto a lei e, mentre la sditalinavo, le annunciai che l'avrei torturata per un po'. E che non mi sarei fermato finché non avesse avuto un altro orgasmo. E che poi avrebbe ricevuto la visita di quello di sotto che stava sull'attenti già da un bel po'. Ela protestò che non era giusto.

"Giusto o no, ti faccio venire e poi vediamo se ce la fai a venire una terza volta con il mio cazzo dentro", insistei.

Tirai fuori dal cassetto il suo giocattolo preferito. Quello che può succhiare e rilasciare il suo punto sensibile. Lo accesi, lo posizionai e con l'altra mano continuai a picchiettare le dita all'interno. Il respiro di Ela si accelerò e si approfondì, e in pochi secondi si inarcò e gridò.

Spensi il giocattolo, estrassi le mie dita da lei, poi mi spostai rapidamente su per liberarle le mani.

"Brava ragazza", mi complimentai con lei, "molto brava". "Animale", mormorò, "ti voglio in bocca, subito".
"No", scossi la testa, "non ancora. Sai cosa ti ho promesso".

Mi infilai tra le sue cosce ed entrai fino in fondo. Dopo due orgasmi, non era più avvinghiata come di solito, e mi andava bene che almeno non verrei così veloce. Le mie palle erano già gonfie fino a scoppiare a causa del gioco extra-lungo, e non volevo venire tra i secondi.

Volevo comunque godermelo. Seppellii la testa nel cuscino accanto a lei, afferrando entrambe le sue natiche con le mani e godendomi la sensazione di penetrarla. A questo punto non facevo altro che scopare e scopare, mentre Ela mi accarezzava la schiena e mi grattava delicatamente le unghie.

Poi mi sussurrò all'orecchio: "Vieni da dietro...".

Non potei resistere. Si posizionò come una gatta, e io mi godetti la vista del suo culetto increspato e lo spettacolo di entrare e uscire da lei. Le piace da dietro. Le piace l'animalismo. Sentii che la fine stava per arrivare e glielo feci notare stringendole una chiappa.

In un secondo, fece un affondo in avanti, poi si girò e mi prese in bocca. Succhiava magnificamente. Un leggero vuoto, qualche tocco di lingua... e poi l'esplosione. Dopo il lungo ritardo e la tortura, mi sentivo come se mi avesse prosciugato.

Le accarezzai i capelli e le sussurrai quanto fosse meravigliosa. E lo è. Perfetta. Forse è così per natura, ma forse è anche perché non sono uno stronzo egoista e per me i suoi orgasmi sono ancora più importanti di quelli miei.

Mark interruppe le mie riflessioni: "Farla venire prima di me stesso? Senti, ha tanto tempo quanto me, giusto?  Ah! Ah! Ah! No, mi rimangio tutto. Magari vuoi dirci cosa stai facendo con lei di preciso?".

"Già", intervenne Chris, " racconta, esagera, così anche noi possiamo imparare dal maestro!".

Stupido.

" Qualunque cosa vogliate", scrollai le spalle, " l'avrete. Per esempio, ieri. Ela è uscita dalla doccia avvolta in un asciugamano...".
 

Autore: Marina  Deluca

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