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Quella che capisce

20.06.2022

Non riuscivo a fare nulla di buono. Assolutamente nulla. La tensione e la rabbia dentro di me crescevano sempre di più. Capii che se non volevo esplodere e far saltare in aria tutto quello che mi importava, dovevo fare qualcosa.

Erano passati due mesi dalla rottura con Irena e io non mi sentivo ancora bene. Nessuna delle ragazze con cui ero andato a letto che potessi chiamare mi attraeva. Volevo quacuno nuovo. Qualcuno con cui non dovessi fingere niente. E lo volevo subito. Allora niente giochi lunghi, niente seduzioni, niente persuasione.

Volevo una professionista. Aprii il portatile e cominciai a cercare. Dapperttutto c'erano solo ragazze piene di botox e tette finte. Niente per me. Stavo per chiudere con disgusto il portatile quando notai un annuncio nell'angolo che era diverso.

Al posto di una ragazza nuda, c'era una maglietta sotto la quale si vedevano i capezzoli di quinta di seno naturale e con la scritta "quella che capisce“. E un numero di telefono accanto. Quello attirò la mia attenzione.

Digitai il numero. Dopo un attimo, sentii una voce femminile un po' profonda: "Desidera?"
"Sì, quella che capisce," risposi velocemente, "buongiorno."

Ci accordammo e due ore più tardi suonavo alla porta di una casa modesta, intonacata di bianco, con un piccolo giardino davanti alla casa ben curato. Dopo che mi presentai, sentii il ronzio della porta e riuscii a entrare sia nel giardino anteriore che, pochi secondi dopo, in casa.

La vidi scendere le scale fino all'ingresso e deglutii. I lunghi capelli neri incorniciavano la scollatura di un abito rosso che inguainava le sue perfette curve a clessidra. Età circa quarantacinque anni. Una donna bella e matura.

Sentii il mio cazzo contrarsi. Le bastò uno sguardo per capire. Sorrise e mi fece cenno con la testa di seguirla di sopra. In camera da letto, indicò la porta di vetro senza dire una parola. Obbedii e mi infilai nel bagno per darmi una sciacquata.

Quando tornai, le finestre della camera da letto erano oscurate e una bella luce calda proveniva da sotto i bordi del letto gigante nell'angolo della stanza. Mi avvicinai a lei e le passai una mano tra i capelli. Erano malleabili e morbidi.

Feci scorrere la mano lungo il suo collo fino alla scollatura e le strinsi delicatamente il seno sinistro. Era pieno, morbido, con un'areola grande e chiara e un capezzolo come una ciliegia più piccola. Mi venne una terribile voglia di succhiare. Personalmente ero sorpreso, ma non potevo farne a meno.

Lei iniziò a sbottonarmi i pantaloni mentre io le scioglievo il fiocco del vestito. Si aprì e all'improvviso lei era in piedi, nuda, davanti a me. Splendidi seni maturi ancora alti sopra un ventre piatto, grembo rasato tranne che per una linea stretta e cosce piene e sode.

Non sapevo nemmeno come avevo fatto a togliermi i vestiti. In quel momento sentii solo un terribile desiderio di giocare con quelle tette. Le afferrai, mi chinai e leccai un capezzolo dopo l'altro, prendendoli in bocca e facendo vibrare la lingua su quei capezzoli duri.
Quella che capisce
Lei grugnì, mi passò le mani tra i capelli e mi tirò contro il suo petto in modo che fossi letteralmente sepolto tra i suoi seni. Mi premette la mano sulla spalla e io crollai all'indietro sul letto, lei a cavalcioni su di me.

Si chinò in avanti e mise le sue tette davanti al mio viso. Aprii la bocca e lasciai che fosse lei stessa a dirigere il suo seno sinistro nella mia bocca. Iniziai a leccarne e a succhiarne uno e a impastare l'altro. Chiusi gli occhi.

Mi accarezzava i capelli e canticchiava dolcemente qualcosa. Scese da me e mi lasciò continuare a giocare sdraiata su un fianco. Fece scendere la sua mano sul mio stomaco e cominciò a masturbarmi lentamente. Stavo impazzendo.

A turno accarezzavo, impastavo e mordevo delicatamente i suoi seni. Cominciò a gemere leggermente e a masturbarmi più velocemente. Più mi stringeva il cazzo, più le succhiavo i capezzoli. Le mie palle erano gonfie fino a scoppiare, il glande bagnato di gocce appiccicose di desiderio. Il mio cazzo cominciò a contrarsi.

Grugnii dolcemente e le succhiai la tetta sinistra più forte possibile. Gemette come un animale ferito e cominciò a tremare. Alzai gli occhi ed esplosi.

Ci volle un attimo perché le stelle smettessero di ballare davanti ai miei occhi. Poi mi spaventai e le chiesi se le avessi fatto del male. Lei sorrise e scosse la testa: "No, al contrario".

La guardai per qualche secondo senza capire, prima che mi rendessi conto. Aveva avuto un orgasmo. Avevo fatto venire una professionista. Ma davvero in questo modo?
"Vedi", continuò, "fino ad ora ero l'unica a capire gli altri. E solo oggi ho capito qualcosa di me. Grazie a te. Grazie".

Deglutii. Anche io avevo capito qualcosa. Volevo scopare, ma avevo bisogno e ho bisogno di qualcos'altro. E fu lei a scoprirlo.

"Posso tornare per ricevere ancora un po' delle tue attenzioni?".

"Per te sempre troverò del tempo".

Autore: Marina Deluca

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